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mercoledì 16 marzo 2016

Roma capoccia


Chi vince a Roma? “Mamma Roma Meloni” che si candida più a nome di tutte le mamme che di un progetto politico, la “Pentastellata furente e brillante” fresca di pratica da Previti, “l’eletto del Cavaliere uomo che balzava da emergenze a cerimonie allegre”, “l’eletto del nuovo Blair” ultimo scampato alla Roma Ladrona, il mitico “Arfio” emblema della Roma ai Romani macchiati dall’endorsement di Alfano o il nero sbiadito della destra rautiana che fu?
Scegliete signori, scegliete! Venghino, pure al mercato di Porta Portese con una capitale che sta offrendo uno spettacolo indegno della sua arte, della sua storia, perfino della sua tradizione politica del passato ed a cui resta il solo malinconico realismo della Grande Bellezza di Sorrentino e la Cupola di San Pietro dove un Papa argentino cerca di salvare il salvabile della Chiesa e della credibilità di una città.
Ma il peggio di tutto è proprio la candidatura della Meloni, prima paladina della destra romana, poi incapace di un passo di coraggio perché autoscoraggiatasi dalla sicura sconfitta e dalla maternità per sua stessa ammissione e adesso risalita sul podio della migliore, della donna in carriera dell’anima verace e sociale della città…Ma perché? E per chi?
A lei suona bene la frase di Jep Gambardella in polemica con la sua salottiera amica..”Allora invece di farci la morale… di guardarci con antipatia... dovresti guardarci... con affetto… Siamo tutti sull'orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un poco in giro... O no? Mai così calzante per tutti i candidati romani. 
Nebbia. 


Nebbia. 

domenica 13 dicembre 2015

Tutti contro uno e senza nessuno


Noi lo avevamo già detto una settimana fa che il ciclone Marine-Marion si sarebbe sgonfiato non appena le forze politiche tradizionali avessero abbandonato la loro vanità ed il loro egoismo ma quale futuro può avere un paese dove per ghettizzare i populisti tutti rinnegano sé stessi e la loro storia?

Meglio così, certo. Meglio che Marine Le Pen torni a casa a mani vuote come già suo padre anni fa, sia perché apparentemente diversi sono in realtà uguali, sia perché non rappresentava nulla di nuovo, con il suo nepotismo, la sua intrusione negli apparati statali dell’ENA ed altro, salvo dimostrarsi falsa paladina della sicurezza e dell’identità francese.

Ma che futuro avranno il neo-partito di Sarkozy ed il Partito Socialista costretti a ritirate strategiche imbarazzanti ed unioni repubblicane malvolentieri per arginare il fronte populista (che paradossalmente a differenza loro ha mantenuto una sua coerenza ideologica ed un suo seguito), incapaci ormai di mostrarsi come partiti vicini alla gente, vicini al loro popolo che li votava per delle idee precise e che adesso li sente estranei e foraggiati solo dal consenso del leader di turno.

Quello che sta accadendo nelle amministrative francesi è solo un anticipo di quello che accadrà nelle municipali italiane dove il centrosinistra ha snaturato sé stesso, abbandonandosi alle regole del centrodestra moderno: un uomo solo al comando, lobbismo e sfrenato mentre il centrodestra si è completamente sciolto ritrovandosi improvvisamente senza progetti, né elettorato ed entrambi stanno prestando il fianco a formazioni sinistroidi di dubbia efficacia o agli urlanti di turno sul web o sul Carroccio.


Cosa accadrà? Anche loro proveranno l’alleanza repubblicana in stile italiano per battere il possibile candidato leghista o grillino? E con quali risultati se non quello di perdere definitivamente il loro contatto con la storia, con il loro elettorato, con le loro vere idee che adesso sembrano così desuete perché il buon Renzi ci vuole convincere che la sinistra moderna apprezza che si licenzino le persone con quattro mensilità di bonus d’uscita o il centrodestra ci vuole convincere che c’è qualcosa oltre Berlusconi. 

mercoledì 11 novembre 2015

Suicidio a cinque stelle

Perché milanesi e torinesi dovrebbero votare Bedori ed Appendino? E perché a questo punto il Movimento Cinque Stelle non candida il sottoscritto per le elezioni a Roma? (anche se a Milano o casa mia sarei più comodo). Ma la domanda fondamentale è: a cosa serve in Italia il Movimento Cinque Stelle?

Essendo abbastanza facile rispondere alle prime domande, cerchiamo di rispondere quantomeno all’ultima, ovvero “a niente” e non perché come dice Renzi sono pericolosi, eversivi, conservatori, disfattisti, anzi per il motivo contrario: sono assolutamente abulici, minoritari ed insignificanti ed il 25% del 60% che andrà a votare rappresenta proprio la noia mortale degli italiani che vogliono almeno fare un dispetto ai tradizionali centrodestra e centrosinistra.

Neppure Scientology avrebbe progettato la scelta del candidato in teatri minimi con la partecipazione di poche centinaia di persone, senza alcun dibattito e per giunta senza alcun uomo o donna di carisma (in questo Podemos che ha vinto a Madrid e Barcellona ha purtroppo molto molto da insegnare) con un vero spirito di rottura, ma la scelta banale dell’”uomo qualunque e volenteroso” che suscita in tutti l’idea che in fondo allora il sindaco possono farlo proprio tutti.

E’ chiaro che il Movimento Cinque Stelle non vuole vincere, né vuole partecipare, ma solo essere un semplice movimento futurista che vive delle ideologie personalistiche e certe volte incoerenti dei loro leader, che annulla ogni possibile tentativo di emergere di nuovi talenti, pur esistenti, con il pretesto ed il paradosso che il Movimento deve fare politica senza fare politica (e soprattutto non offuscare il capo) e quindi si riduce ad un settarismo populista ed al tempo stesso elitario.


In queste condizioni, mentre i Cinque Stelle giocano al guru ed agli adepti come nel film Un Sacco Bello di Verdone, le strade di Roma, Napoli, Torino e molte altre città sono chiaramente aperte a chi sceglierà un semplice volto più o meno pulito per far dimenticare le mille magagne del Pd, mentre le speranze di chi vedeva nel Movimento Cinque Stelle un riscatto popolare e particolare saranno ancora una volta deluse dall’assoluta immaturità delle giovani classi italiane.  

lunedì 2 novembre 2015

Stravince il nuovo Raìs che piace ad Usa ed Europa

Il nuovo rais ce l’ha fatta. Questa volta non ha fallito, come gli era accaduto poche altre volte, lo scorso giugno per esempio quando aveva sottovalutato l’onda d’urto del partito curdo che gli aveva sottratto la maggioranza assoluta ed aveva per certi versi umiliato la sua fama di unica guida del paese e come in occasione di Gezi Park, quando i giovani si erano ribellati ma l'Occidente aveva chiuso gli occhi, salvandolo. 

Recep Tayip Erdogan non si era arreso ed aveva convocato nuove elezioni, quelle che un grande manipolatore di urne e di menti non può assolutamente perdere anche perché ha saputo adoperare tutti i mezzi che i dittatori pseudo-democratici usano per vincerle: dal bavaglio ai mezzi di informazione all’invettiva contro le opposizioni impotenti e pericolose fino alla minaccia del “nemico esterno” con tanto di utilizzo di attentati di dubbia provenienza.

Così nasce un nuovo rais, che cambierà la costituzione turca dando pieni poteri al presidente (una sindrome ultimamente molto in voga anche in Italia, figurarsi in un paese dove le svolte restauratrici sono più frequenti), che piace molto sia agli Usa che lo considerano il male minore ed un alleato positivo da contrapporre alla lotta contro Assad ed allo strapotere russo, sia all’Europa che continua a considerarlo l’unico con cui mantenere buoni affari.

Nessuno insomma ha pensato al pericolo di una nuova repubblica islamica nel bel mezzo dell’Occidente, alla nuova diaspora curda che si verrà a creare non solo verso il Kurdistan ma in generale verso il continente e soprattutto al delirio di onnipotenza di un uomo che non di certo si fa problemi a mettere alla gogna scrittori, giornalisti e gente comune che si metta sulla sua strada. Chiudiamo ancora una volta gli occhi. Buona notte Europa, sogni d’oro.